Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Per sapere - premesso che:


fin dagli inizi dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 il MAECI ha celermente definito le misure a tutela dei lavoratori operativi presso la sede centrale di Roma, mentre ciò non è avvenuto con la medesima celerità e l’auspicata chiarezza e organicità a tutela dei lavoratori impiegati presso le rappresentanze oltre confine, segnatamente in quei Paesi ove l’incidenza virale è stata particolarmente elevata;


fino al 10 marzo 2020 la rete estera del MAECI non ha avuto indicazioni operative dalla sede centrale, malgrado l’esposizione dei lavoratori ed il crescente numero di contagi in determinate aree con significative ripercussioni sull’incolumità dei lavoratori e sulla conseguente certezza dei servizi erogati dalle strutture medesime;


già in data 5 febbraio la sigla sindacale maggiormente rappresentativa degli impiegati a contratto della rete estera del MAECI, accogliendo i segnali d’allarme provenienti dalla Cina, sollecitava l’intervento dell’Amministrazione e proponeva forme di tutela per la salute del personale;


soltanto in data 10 marzo 2020, a seguito dei molteplici solleciti da parte delle sigle sindacali, la Direzione Generale per le risorse e l’Innovazione (DGRI) aveva diramato una nota nella quale, nell’ambito delle modalità operative definite, prevedeva anche l’ipotesi di “lavoro da remoto” – sebbene tale modalità operativa non sia stata assimilata a quella di “lavoro agile” per il quale la stessa amministrazione fornisce la strumentazione atta a garantirne l’espletamento delle funzioni, così come previsto dalla Circ. 1 del Ministro della Pubblica Amministrazione del 4 marzo 2020, aggravando in tal modo la già vistosa sperequazione tra i diritti dei lavoratori della medesima amministrazione;


risulta all’interrogante che al momento siano circa 64 i casi di contagi di nostri dipendenti sulla Rete oltre confine su 300 sedi: il continuo confronto con il pubblico, l’assenza di specifici protocolli operativi atti a contenere il distanziamento e l’incremento della richiesta di presenza in sede da parte dell’Amministrazione per far fronte ai servizi correlati ai prossimi appuntamenti elettorali che coinvolgono anche i connazionali all’estero, rischiano di amplificare l’esposizione ad un rischio che dovrebbe invece essere contenuto;


con riferimento all’espletamento del voto nella Ripartizione estero, risulta all’interrogante che alcune sedi estere abbiano chiuso gli uffici, con conseguente blocco dell’accesso degli utenti in seguito ai casi di contagio; malgrado ciò molte sedi sui portali invitano i connazionali a recarsi di persona per ritirare certificati e schede elettorali, favorendo in tal modo assembramenti indisciplinati;


inoltre, risulta all’interrogante che in ragione dell’introduzione di misure di contenimento epidemiologico in diversi Paesi, gli impiegati a contratto non sono stati legittimamente accreditati presso le autorità competenti dei Paesi ospitanti, con il risultato paradossale che il personale operativo sia stato sanzionato per violazione delle norme in materia di circolazione, nonostante dovesse recarsi presso le sedi diplomatico-consolari straniere.


Quale siano le misure attualmente adottate presso la rete estera del MAECI atte a tutelare la sicurezza e l’incolumità del personale e degli utenti delle strutture medesime;


quali siano le ragioni ostative all’attuazione del diritto al lavoro agile per gli impiegati della rete estera del MAECI, alle medesime condizioni disciplinate dalla suindicata circolare del 4 marzo 2020;


quali siano le ragioni ostative all’accreditamento degli impiegati a contratto presso le autorità locali al fine di renderli destinatari delle deroghe previste circa le misure restrittive per la libera circolazione attualmente vigenti sul territorio di alcuni Paesi ospitanti in ragione dell’emergenza epidemiologica ancora in atto;


se non si ritenga necessario accelerare le procedure di dematerializzazione e digitalizzazione dei servizi consolari, al fine di ridurre le presenze in loco e le conseguenze degli assembramenti.

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Categoria: Comunicati

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