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Ai Lavoratori del comparto Funzioni Centrali

Non è stato facile per via di tanti datori di lavoro che hanno ostacolato l’adozione delle più semplici e logiche scelte organizzative già imposte in molto chiaro dal Dpcm dell’11 marzo scorso (e dalla Direttiva n. 2 della Funzione Pubblica), ma ce l’abbiamo fatta. Le richieste avanzate -da interminabili giorni- dall’UNSA sono state accolte nel Decreto Legge del 16 marzo 2020, che rafforza quanto previsto dal Dpcm dell’11 marzo:

  • Il lavoro agile è l’ordinaria forma di prestazione lavorativa a prescindere dalla sottoscrizione o meno degli accordi individuali.
  • Ogni datore di lavoro dovrà limitare al minimo la presenza dei lavoratori in ufficio solo per le attività indifferibili, predisponendo presidi, ricorrendo anche allo strumento della rotazione del personale.
  • Ove il lavoro agile non sia possibile le amministrazioni potranno esentare dal servizio i lavoratori, e considerare il periodo di assenza come servizio prestato a tutti gli effetti.

Nel riaffermare che esistono in capo ai datori di lavoro specifici profili di responsabilità penale, in riferimento alla mancata tutela della salute dei lavoratori, ove non diano immediata attuazione alle norme di legge in vigore, questa O.S., come già ha avuto modo di affermare, è pronta ad esperire azioni legali nei confronti di quei datori di lavoro che -per irresponsabilità o incapacità- espongono i lavoratori al rischio di essere contagiati e di contagiare i propri familiari

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

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Correva l’anno 2004. Mark Zuckerberg creava Facebook, Madrid contava 191 morti per terrorismo, milioni di polli venivano ammazzati in Cina per l’aviaria, a Sumatra si abbatteva lo tsunami, l’Italia passava dal governo Berlusconi II al Berlusconi III e il Palermo tornava in serie A dopo 31 anni. Non solo. In Europa veniva approvato il Regolamento (CE) N.883/2004 ispirato al principio della lex loci laboris. Che diceva, in sostanza: a partire dal 1° maggio 2020 tutti i lavoratori dipendenti saranno assoggettati al sistema previdenziale del paese in cui lavorano, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza. Traduzione? Gli italiani che lavorano all’estero non potranno più versare i contributi all’Inps, incassando poi dall’Inps la relativa pensione, ma dovranno aderire al sistema locale.....clicca per leggere l'articolo sul sito www.lanotiziagiornale.it

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