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LA CONFSAL UNSA CONTRO IL MAECI: SULLA GESTIONE DELL'EMERGENZA NELLA RETE ESTERA SE NE LAVA LE MANI

30/10/2020 - 19:01
LA CONFSA UNSA CONTRO IL MAECI: SULLA GESTIONE DELL
 

ROMA\ aise\ - “Nel pieno di una pandemia planetaria e dinanzi ad una gestione lacunosa e confusionaria dell’emergenza nelle nostre sedi oltre confine, ci viene ribadita la priorità dell’autonomia finanziaria e gestionale delle singole sedi ai sensi del DPR 54 del 2010 e la responsabilità del capo missione verso la sicurezza del personale”. È quanto dichiara la CONFSAL UNSA ESTERI accusando il MAECI di “lavarsene le mani”.
“Sappiamo bene che lo sventolato dpr 54/2010 non contempla il modus operandi amministrativo da adottare in piena emergenza sanitaria internazionale”, afferma la sigla sindacale, “e che le iniziative definite dal MAECI non sono state recepite allo stesso modo dalle singole sedi, malgrado lo scenario sanitario ed epidemiologico del singolo Paese fosse palesemente complesso”.
“Mole di lavoro triplicata, assenza di personale sia per conclamate vacanze sia per contagi da covid-19, unitamente al moltiplicarsi di sedi chiuse e alla mancanza di specifiche linee guida sull’attuazione del lavoro agile stanno complicando enormemente il lavoro del personale all’estero senza chi vi sia stata un’indicazione chiara dalla sede centrale, che ha affidato al buon cuore e alla responsabilità dei singoli lavoratori le sorti di intere comunità. Tutto questo”, per la CONFSAL UNSA, “è inaccettabile”.
Il sindacato parla di “impiegati costretti ad esporsi a notevoli rischi in ragione dell’assenza di una corretta e programmata organizzazione del lavoro e delle priorità”. E “alla vigilia di uno dei momenti più bui dell’emergenza sanitaria” invoca “una maggiore responsabilizzazione di Roma nella gestione operativa delle sedi, in deroga alle più volte ribadita autonomia delle sedi, in ragione del carattere straordinario della contingenza sanitaria, sociale ed economica attuale”. (aise)

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COVID - UNSA ESTERI, PRIORITA’ PIANO PER PROMUOVERE RIENTRO IN ITALIA MEDICI E INFERMIERI ITALIANI ALL’ESTERO ISCRITTI AIRE


Una delle certezze dell’attuale emergenza epidemiologica in Italia è rappresentata dalla penuria di personale medico e sanitario nelle strutture ospedaliere, che sembra stridere in maniera paradossale con l’emorragia verso l’estero di giovani professioni che si è consumata negli ultimi anni, dinanzi alla quale lo Stato ha fatto ben poco.


In un momento complesso come quello in atto appare prioritario che si parta proprio dalle falle del sistema attraverso l’individuazione dei medici e infermieri italiani iscritti all’AIRE e la definizione di un loro piano di rientro, anche limitato alla fase emergenziale, che consenta di gestire il collasso delle strutture sanitarie, far fronte alla crescente domanda di supporto e servizi e nel contempo porre rimedio alla superficialità con cui lo Stato ha gestito le sue migliori risorse umane.


Rivolgiamo pertanto un invito accorato ai Ministri Di Maio e Speranza affinché si proceda con la definizione di un progetto orientato verso l’individuazione dei medici e infermieri italiani all’estero, attraverso il coinvolgimento dei registri AIRE e le nostre rappresentanze all’estero e la definizione di un piano di agevolazioni e compensi che legittimi il rientro di chi è andato via negli anni, in assenza di certezze e prospettive. Il tempo è poco e urgono scelte celeri e pragmatiche per il futuro del Paese.


Roma, 26 ottobre 2020


CONFSAL UNSA Coordinamento Esteri

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Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Per sapere - premesso che:

in data 12 ottobre 2020 il riscontro ministeriale all’atto n. 4-05986 dell’interrogante in materia dei riverberi attuativi del Regolamento CE 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale - ai sensi del quale il cittadino che esercita un’attività subordinata in uno Stato membro è da considerarsi soggetto alla legislazione in materia di sicurezza sociale di tale Stato, superando quanto previsto dalla previgente normativa europea che prevedeva per il lavoratore il diritto di optare per il sistema di sicurezza sociale maggiormente vantaggioso – ha ribadito che i Ministeri interrogati intendono “continuare a fornire a tutto il personale della rete estera il massimo sostegno possibile”, non chiarendo le modalità o quanto meno le prospettive attraverso cui verrebbe attuato siffatto sostegno;

nello specifico si intende evidenziare che dal 1° maggio 2020, l’entrata in vigore dell’articolo 11 del Regolamento in premessa ha attuato una sorta di reformatio in peius per gli impiegati a contratto di nazionalità italiana del MAECI, di cui all’articolo 152 del DPR n. 18 del 1967, in ragione del passaggio coatto dal sistema previdenziale retributivo italiano, per il quale gli impiegati a contratto avevano optato, a quello del Paese di residenza: la spettanza pensionistica è decurtata in media di 700 euro mensili e relativamente ai contributi previdenziali locali maggiori rispetto a quelli versati all’Inps, la retribuzione si contrae mensilmente tra i 380 e i 580 euro;

riguardo al trattamento pensionistico i Ministri interrogati hanno evidenziato che “con l’iscrizione ai sistemi di previdenza locale, il personale a contratto completa il raggiungimento dei requisiti per il collocamento a riposo, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge e mediante l’istituto della totalizzazione dei contributi” legittimando il rischio di “limbo previdenziale” a cui l’interrogante faceva menzione nella pregressa interrogazione, poiché attraverso il coatto transito al sistema locale sono applicati inevitabilmente i dettami della normativa locale, con stravolgimento dei diritti acquisiti e grave danno dei diritti maturati e della legittima aspettativa in capo ai lavoratori;

nel medesimo riscontro si evidenzia che “in conseguenza all’applicazione del Regolamento, le eventuali perdite nette di capacità di acquisto (…) potranno essere corrette attraverso i meccanismi di revisione stipendiali previsti dall’articolo 157 del DPR 18/67” inquadrando tale aggiustamento come “probabilità” e non come inderogabile dovere amministrativo, rimandando tali correttivi alla disponibilità delle risorse del relativo capitolo del MAECI notoriamente incapiente, senza adeguata precisazione circa il necessario incremento delle risorse;

inoltre - diversamente da quanto evidenziato nel citato riscontro, la c.d. deroga diretta di cui all’articolo 11, paragrafo 3 lettera b) del Regolamento CE 883 riguarda il dipendente pubblico inteso come “persona considerata tale o ad essa assimilata dallo Stato membro al quale appartiene l’amministrazione da cui essa dipende” così come chiaramente specificato dall'articolo 1, comma 1, lettera d), del regolamento medesimo - tale scenario legislativo legittima la discrezionalità in capo all’Amministrazione di individuare la categoria rientrante nella fattispecie in deroga;

 

come si intenda tutelare i diritti previdenziali acquisiti dagli impiegati di nazionalità italiana prossimi al collocamento a riposo, scongiurando che tali diritti vengano stravolti dal passaggio al sistema locale;

quali sono le ragioni ostative all’assimilazione degli impiegati a contratto di nazionalità italiana allo status di pubblico dipendente, di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d), del regolamento (CE) n. 883/2004, almeno per quanto attiene alla disciplina previdenziale, in ragione della specificità contrattuale dei dipendenti del MAECI;

qual è l’ammontare delle risorse da autorizzare, nella prossima legge di bilancio, per la revisione stipendiale di cui al riscontro Ministeriale in premessa, in ragione dell’incapienza del pertinente capitolo.

 

Firma:

FITZGERALD NISSOLI

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Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione - Per sapere - premesso che:

negli ultimi anni nella rete estera del MAECI è stata registrata una contrazione significativa delle presenze di personale, tale da configurarsi come una vera e propria emergenza amministrativa con conseguenze negative sulla qualità e celerità dei servizi erogati ai connazionali, nonché sulla promozione del sistema Paese oltre confine, preoccupante anche alla luce della crisi pandemica ancora in atto;

si evidenzia che le liste di trasferimento ordinarie del personale di ruolo messe a bando per gli anni 2017 e 2018 hanno messo in pubblicità 1341 posti, dei quali assegnati soltanto 647, pari al 48% del totale del fabbisogno della nostra rete, lasciando molteplici vacanze amministrative che impattano notevolmente in una fase di crisi pandemica, considerando l’incidenza dei contagi tra i dipendenti della rete estera e la chiusura di circa 20 sedi a fronte di un carico di lavoro talvolta triplicato;

l’emergenza da Covid-19 ha reso indispensabile un intervento sugli strumenti e sulle risorse a sostegno dell’economia e dell’internazionalizzazione per consentirne la ripresa e la promozione, soprattutto in seguito ai periodi di lockdown; l’articolo 72 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cd. «Cura Italia»), convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 ha disposto misure per il sostegno all’internazionalizzazione di imprese e  consorzi, misure che in assenza di un adeguato supporto di personale amministrativo rischiano di essere vanificate;

a conferma di questa necessità, la III Commissione della Camera dei Deputati, in sede di parere favorevole al c.d. Decreto Rilancio, ha segnalato, tuttavia, l’urgenza di “un incremento delle risorse umane, alla funzionalità degli uffici all’estero della rete diplomatico-consolare in considerazione del ruolo cruciale che essi svolgono nella strategia di rilancio economico del Paese (…)” e “l'opportunità di disporre un adeguato potenziamento della dotazione di risorse, anche finanziarie, a sostegno della rete diplomatico-consolare (…)”;

in coerenza con quanto esposto, si evidenzia che il 9 luglio, nell’ambito dell’esame del c.d. DL Rilancio, il Governo ha accolto l’ordine del giorno riformulato 9/2500-AR/350-Fitzgerald Nissoli, che lo impegna “a prevedere, con percorsi concorsuali ad hoc che ricalchino la ratio della legge 442 del 2001, l’immissione nei ruoli in aggiunta a quanto già previsto dal piano assunzionale del MAECI, con conseguente aumento della relativa pianta organica, del personale a contratto già operante nelle nostre strutture oltre confine (…)”;

inoltre, la legge 21 dicembre 2001, n. 442, prevedeva il passaggio, mediante concorso riservato nei ruoli organici del MAE, del personale a contratto di cittadinanza italiana, con l’obiettivo di superare le criticità relative allo status giuridico dei dipendenti, consentendone l’integrazione nei ruoli con modalità concorsuali ad hoc, che potrebbero essere nuovamente legittimate in ragione delle suddette mutate esigenze dell’Amministrazione;

tale meccanismo consentirebbe di coinvolgere professionalità già esistenti nel tessuto operativo delle strutture consolari, come gli impiegati a contratto di cittadinanza italiana, che rappresenterebbero un valore aggiunto in ragione dell’esperienza maturata oltre confine, della conoscenza della lingua e delle dinamiche socio-culturali e della loro vocazione a trasferirsi all’estero, con notevoli risparmi in termini di formazione e conseguente superamento della conclamata vacanza di organico delle AAFF del MAECI;

se non ritengano di dover attuare l’impegno di cui all’ordine del giorno 9/2500-AR/350, al fine di consentire l’immissione nei ruoli del personale a contratto già operante nelle nostre strutture, consentendone l’inserimento nelle rappresentanze oltre confine dove attualmente si registrano vacanze di organico in ragione delle mancate richieste di trasferimento, nella prospettiva di ottimizzare le competenze delle risorse esistenti e di valorizzarne il ruolo determinante nella strategia di sostegno economico del Paese.

Firme:

FITZGERALD NISSOLI

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