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Torna uno sportello consolare che, nel frattempo, vanta tanti padri

Durante l’ultima assemblea generale del C.G.I.E., il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo ha confermato quanto parecchi davano ormai per scontato: si riapre uno sportello consolare a Saarbrücken.

In fondo, non parliamo della riapertura di un grosso consolato come Amburgo, non parliamo di una grande correzione degli errori commessi sulla rete consolare in Germania, dove nel 2010 furono falciati tre consolati e un’agenzia consolare, eppure, la notizia è, sotto vari aspetti, veramente degna di nota.

Innanzitutto, si tratta di un passo indietro e di una correzione, proprio perché si “riapre” una postazione già chiusa e, pertanto, ci troviamo davanti all’ammissione che la chiusura degli sportelli consolari in Germania (Norimberga e Saarbrücken) fu veramente un errore imperdonabile.

Le due chiusure non hanno, infatti, mai avuto alcuna ragione di essere sotto l’aspetto del risparmio e tantomeno sotto l’aspetto logistico. Un errore che, anzi, ha ingolfato irrimediabilmente i due grossi consolati a Francoforte e a Stoccarda.

Connivente, in tutta questa scriteriata manovra, era il Ministero degli Affari Esteri che, pur di completare la lista di chiusure richiesta in nome del risparmio totale nella Pubblica Amministrazione (la Spending Review, per chi l’avesse dimenticata) allungava la lista dei sacrifici con la chiusura d’innocui sportelli consolari, privi di qualsiasi Lobby, ma sufficienti per fare dire al MAE “abbiamo chiuso ben trentadue Sedi in nome del risparmio!”.

Intendiamoci bene, già nel 2009, quando Alfredo Mantica di Alleanza Nazionale annunciava la chiusura di vari Consolati, salvando però i servizi con l’apertura degli “Sportelli Consolari”, non mancavano le proteste. Gli italiani a Saarbrücken scesero in piazza, l’opinione pubblica tedesca fu coinvolta, il quotidiano ”Saarbrücker Zeitung” parlava di “atmosfera gelida” nell’incontro tra il Governatore Peter Müller e l’Ambasciatore Valensise. La calma rientrò solo quando gli Sportelli Consolari si rivelarono di grande efficienza. Comites e CGIE cominciavano a formulare la tesi: mandare via il Console non fa poi tanto male. L’importante è che la gente possa richiedere i servizi senza grosse distanze.

L’Intercomites Germania, già dieci anni fa, rendeva concreto il concetto della “decentralizzazione dei servizi”. Ancora oggi il portavoce Intercomites, Dr Tommaso Conte, continua ad asserire che la definizione dei Consoli in Germania quali “agenti della diplomazia italiana” è sbagliata. Preferisce la definizione più manageriale di “dirigenti di unità amministrative”.

La massima del Dottore di Stoccarda è: nulla in contrario a meno consoli e più servizi. Meno consolati generali e più uffici periferici sparsi sul territorio, vicini alla gente.

Fu, pertanto, il Sottosegretario agli Esteri Lapo Pistelli del PD a rompere la tregua nel 2014 con l’annuncio della chiusura anche degli Sportelli Consolari. Alcuni eletti all’estero, come Aldo Di Biagio, Claudio Micheloni e Franco Narducci, fecero il diavolo in quattro per evitare queste chiusure, ma i rispettivi partiti di appartenenza misero il bavaglio a tutti. Poco contavano i bisogni degli italiani emigrati al confronto del terrore di altri possibili tagli all’interno del Dicastero degli Esteri.

La riapertura di Saarbrücken serve quindi anche a farci meglio comprendere quale sia il reale rapporto tra guida “politica” e guida “reale” del MAECI. I diplomatici che guidano il MAECI, infatti, restano mentre i politici passano.

Ce ne rendiamo conto meglio, leggendo proprio il comunicato stampa del Senatore Merlo quando ufficializza la riapertura di Saarbrücken: “Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, dal Comites di Francoforte a tutte le forze sociali e le associazioni italiane che dalla Germania si sono fatte sentire chiedendo con forza di riattivare la sede consolare; ringrazio il Direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, Luigi Vignali, il capo del personale, Varriale, e il Segretario Generale della Farnesina, Amb. Elisabetta Belloni. Fondamentale è stato anche l’appoggio del Governatore del Saarland, Tobias Hans“.

Perché un politico di rango come il Senatore Merlo sente il dovere di ringraziare i Direttori Generali della Farnesina? Non dovrebbero essi seguire le linee guida dei vertici politici del Dicastero? La risposta è semplice. Il grazie è doveroso perché se i diplomatici non vogliono, non si apre nulla, nemmeno una finestrella al posto dello sportello.

Partendo dal comunicato stampa del Senatore Merlo, con il quale ringrazia il “Comites di Francoforte”, intendendo evidentemente quello di Saarbrücken, la lista dei ringraziamenti ci porta alla domanda sulla reale paternità di questa eccezionale riapertura.

Cominciamo proprio con il Comites di Saarbrücken. Le proteste del Comitato finivano nel 2014. Il Presidente del Comites del Saarland, Cavalier Giovanni Di Rosa, brindava all’apertura del “Consolato Onorario” a Saarbrücken. Certo, si trattava del male minore a fronte della scelta “o Console Onorario o niente”. L’offerta di un Console Onorario chiudeva comunque la fase dell’indignazione, il Comites si arrangiava con questa nuova realtà.

Solo dopo circa tre anni di gestione del Consolato onorario definita, per pura educazione, “insufficiente” (il Console Onorario, Avvocato Michael Hahn, rifiutò il congegno per le impronte digitali a distanza per le domande di passaporto) il Comites di Saarbrücken si accorse che “c’era del marcio in Danimarca” e Saarbrücken diventava sempre più come la Copenaghen di Amleto.

Partivano i primi comunicati, seguivano gli appelli per un rafforzamento dei servizi consolari e si concretizzava l’accenno, se pur lentamente, al ritorno di uno sportello consolare. Seguiva poi l’unione delle forze con il Comites di Francoforte al momento in cui era evidente che servizi consolari efficienti a Saarbrücken sarebbero stati di giovamento anche per gli italiani del Palatinato (Kaiserslautern, Trier, ecc.). Ed ecco il primo papà acclamato del neo annunciato Sportello Consolare: il Comites di Saarbrücken, prima indeciso, ma che poi è veramente meritevole di firmare il riconoscimento della paternità di quest’unità operativa e senza l’esame del DNA.

Ricardo Merlo ha ringraziato anche Tobias Hans che è il Governatore della Saar e appartiene al partito della Cancelliera Merkel, CDU. Il Capo del Governo, Regionale mette a disposizione locali gratuiti che ospiteranno il resuscitato Sportello Consolare e, pertanto, anche lui ha il diritto a essere definito almeno “padrino” di questa riapertura.

Ma un semplice grazie al Governatore tedesco sembra non bastare. Attorno alla Democrazia Cristiana, CDU, del Saarland ruota l’uno o l’altro soggetto di origine italiana che non ha potuto fare a meno di legare il proprio nome alla riapertura dello Sportello Consolare, reclamandone su Facebook almeno una “paternità parziale”. Comunque, aver già parlato con qualche politico in passato dell’eventualità di apertura di un “Consolato Generale” a Saarbrücken è veramente pochino per sviluppare istinti paterni verso i neo servizi consolari nel Saarland e forse l’uno o l’altro si dovrà accontentare di passare alla storia tutt al più con il grado di parentela di “Zietto dello Sportello Consolare”.

Chi non reclama paternità, anche se in realtà dovremmo parlare di “maternità“, è la Confsal-Unsa, il maggiore Sindacato della Farnesina. Eppure l’influenza su quest’apertura da parte del Sindacato esiste e si vede, anzi si legge. Dieci anni di denunce, d’interventi pubblici, articoli, appelli e comunicati contro l’assottigliamento dei posti di lavoro, per il personale di ruolo inviato da Roma e per gli assunti sul posto, a causa delle chiusure delle sedi consolari sono ben documentati.

Storica fu l’occupazione della sede dello Sportello Consolare a Saarbrücken nel 2014 capeggiata da Iris Lauriola, Segretario Nazionale della Confsal-Unsa Esteri, con il Senatore Claudio Micheloni del PD al fianco del Comites di Saarbrücken. Si sfiorarono per un pelo l’intervento e lo sgombero da parte della Polizia con i titoli dei giornali “Sindacalista, Senatore e Comites arrestati in Germania”.

Qualcuno, però, aveva già preparato il terreno del dissenso. Il rappresentante della Confsal-Unsa nella Saarland, Pasquale Marino, aveva, infatti, già teso una fitta rete di contatti con i politici locali e con il DGB, i sindacati confederali, ottenendo personalmente prima dal Governatore Peter Müller poi dal Sindaco di Saarbrücken Charlotte Britz e, in seguito, dalla Governatrice Annegreth Kramp-Karrenbauer la disponibilità di locali gratuiti per mantenere in essere lo sportello consolare. L’offerta fu in un secondo momento formalizzata dai politici saarlandesi e indirizzata ai colleghi istituzionali italiani. La Confsal-Unsa mamma dello sportello consolare? Perlomeno “ostetrica”, in un parto così difficile. Questo sì.

Assente in questo lungo elenco è Anna Mastrogiacomo, Coordinatrice uscente del MAIE per l’Europa. È stata lei a procurare a Ricardo Merlo tutto il carteggio su Saarbrücken, quando per i vertici del MAIE la regione Saar era più lontana e sconosciuta della Tanzania. Molto probabilmente è stato grazie ad Anna Mastrogiacomo se il Senatore Ricardo Merlo ha riconosciuto che, con la riapertura di Saarbrücken, il MAIE creava una formidabile occasione di attendibilità, in un’operazione a costo zero, e la base per un futuro incremento dei consensi elettorali nel cuore dell’Europa.

Vale, per chiuderla qui, la verità di sempre: il frutto è di chi lo coglie. Chi ha avuto cioè la facoltà e la capacità di stendere la mano e staccarlo dall’albero al momento giusto.

Pochi si ricordano chi ha piantato l’albero, chi ha coltivato il terreno e quanto sole è stato necessario per maturare.

Il frutto di Saarbrücken è del Dott. Merlo Ricardo, Leader e fondatore del Movimento Associativo Italiano all’Estero, Senatore della Repubblica Italiana, di professione Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale. Tutto il resto è storia. Lunga vita allo Sportello Consolare a Saarbrücken.

fonte: corriereditalia.de

 

Comunicati - Rassegna stampa

Parla il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo: “Al ministero degli Esteri continuiamo a lavorare senza sosta per rafforzare la rete consolare italiana nel mondo. Quella di Saarbrücken è solo la prima apertura in Germania, ne seguiranno altre anche in altri Paesi dell'Europa"

Il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE, con il ministro Presidente del Saarland, Tobias Hans, durante la sua ultima visita in Germania
 

Finalmente si riapre la sede consolare a Saarbrücken
. A oltre due mesi dalla visita del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE, al land tedesco, il Governo decide di continuare la linea imposta dal Senatore fin dal suo arrivo al ministero degli Esteri. 

“Questo risultato – raggiunto dopo mesi e mesi di lavoro, coinvolgendo le parti sociali e traducendo in azione politica le esigenze dei connazionali – ci riempie di soddisfazione e di gioia – dichiara il Sottosegretario -, pensando soprattutto alla comunità italiana residente in quella zona della Germania. Presto i nostri connazionali potranno avere la propria sede consolare e dunque accedere a tutti quei servizi di cui hanno bisogno”.

“Dopo la mia recente visita in terra tedesca, durante la quale ho potuto vedere e toccare con mano le problematiche degli italiani ivi residenti, mi sono reso conto che la riapertura non poteva più essere rimandata, perché necessaria. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, dal Comites di Francoforte a tutte le forze sociali e le associazioni italiane che dalla Germania si sono fatte sentire chiedendo con forza di riattivare la sede consolare; ringrazio il Direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, Luigi Vignali, il capo del personale, Varriale, e il Segretario Generale della Farnesina, Amb. Elisabetta Belloni. Fondamentale è stato anche l’appoggio del Governatore del Saarland, Tobias Hans“.

“Al ministero degli Esteri continuiamo a lavorare senza sosta per rafforzare la rete consolare italiana nel mondo. Quella di Saarbrücken è solo la prima apertura in Germania, ne seguiranno altre anche in altri Paesi dell’Europa”.

La pandemia provocata dal Covid19 non deve e non dovrà essere un ostacolo – assicura il Senatore -: anzi, a maggior ragione, durante questo periodo storico particolare, l’Italia deve essere vicina agli italiani nel mondo per prestare loro la giusta assistenza in caso di bisogno. Nel Parlamento e nel governo italiano continuiamo il lavoro per gli italiani all’estero, ovunque essi siano”, conclude il Sottosegretario Merlo.

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ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06606

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 388 del 07/08/2020
Firmatari
Primo firmatario: FITZGERALD NISSOLI FUCSIA
Gruppo: FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 07/08/2020
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
  • MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE delegato in data 07/08/2020
Stato iter: 
IN CORSO

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ATTO CAMERA

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02500-AR/350

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 368 del 08/07/2020
Firmatari
Primo firmatario: FITZGERALD NISSOLI FUCSIA
Gruppo: FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE
Data firma: 08/07/2020
Stato iter: 
09/07/2020
Partecipanti allo svolgimento/discussione
PARERE GOVERNO08/07/2020
Resoconto MISIANI ANTONIO SOTTOSEGRETARIO DI STATO - (ECONOMIA E FINANZE)
 
PARERE GOVERNO 09/07/2020
  MISIANI ANTONIO SOTTOSEGRETARIO DI STATO - (ECONOMIA E FINANZE)
Fasi iter:

IN PARTE ACCOLTO E IN PARTE NON ACCOLTO IL 08/07/2020

PARERE GOVERNO IL 08/07/2020

PROPOSTA RIFORMULAZIONE IL 08/07/2020

RINVIO AD ALTRA SEDUTA IL 08/07/2020

ATTO MODIFICATO IN CORSO DI SEDUTA IL 09/07/2020

ACCOLTO IL 09/07/2020

PARERE GOVERNO IL 09/07/2020

RINUNCIA ALLA VOTAZIONE IL 09/07/2020

CONCLUSO IL 09/07/2020

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/02500-AR/350

presentato da
FITZGERALD NISSOLI Fucsia
testo presentato
Mercoledì 8 luglio 2020
modificato
Giovedì 9 luglio 2020, seduta n. 369

  La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19;
all'articolo 48, comma 1, è disposto il rifinanziamento di 250 milioni di euro per l'anno 2020 del Fondo per la promozione integrata verso i mercati esteri, istituito presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale dall'articolo 72 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto «Cura Italia»), convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27;
l'articolo 48, comma 4, autorizza l'ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane ad assumere, nei limiti della dotazione organica, un contingente massimo di 50 unità di personale non dirigenziale con contratti di lavoro a tempo determinato della durata massima di 12 mesi;
come evidenziato, l'articolo 72 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto «Cura Italia»), convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 ha disposto specifiche misure per il Sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e consorzi per l'internazionalizzazione, su cui il provvedimento in esame è ulteriormente intervenuto;
le disposizioni evidenziate confermano con forza quanto il versante dell'internazionalizzazione delle imprese italiane ed il sostegno al made in Italy siano da intendersi come componente imprescindibile del sistema Paese su cui attuare politiche di promozione e valorizzazione, segnatamente in una fase complessa come quella attuale, ed in riferimento alle quali appare inderogabile procedere con un'implementazione delle risorse umane, nell'ambito degli uffici della rete diplomatico-consolare oltre confine in ragione del ruolo determinante da queste svolto nella strategia di rilancio, di promozione e di valorizzazione economico-produttiva del Paese;
appare evidente che uno degli elementi di maggiore attenzione del sistema operativo delle nostre rappresentanze oltre confine si colloca nella prospettiva di sanare la penuria di profili operativi presso le nostre sedi in un momento in cui le dinamiche di internazionalizzazione e di valorizzazione del made in Italy meritano di essere particolarmente massimizzate, elemento che non può risolversi esclusivamente con un incremento temporaneo di profili dell'ICE di cui all'articolo 48 comma 4 del provvedimento in titolo;
in questa prospettiva si colloca quanto espresso dalla Commissione III della Camera dei Deputati, che esaminato il provvedimento per le parti di competenza, ha espresso il parere favorevole al provvedimento medesimo esprimendo come osservazioni «l'opportunità di integrare l'articolato del provvedimento in titolo con disposizioni di sostegno, anche attraverso un incremento delle risorse umane, alla funzionalità degli uffici all'estero della rete diplomatico-consolare in considerazione del ruolo cruciale che essi svolgono nella strategia di rilancio economico del Paese, fondata sul rafforzamento delle leve dell'internazionalizzazione del nostro sistema produttivo basato sulle PMI, tra cui rientrano anche eventi internazionali di tipo fieristico in Italia e all'estero» e «l'opportunità di disporre un adeguato potenziamento della dotazione di risorse, anche finanziarie, a sostegno della rete diplomatico-consolare alla luce della accresciuta richiesta di servizi consolari in supporto dei connazionali e delle nostre imprese all'estero, anche in vista delle prossime scadenze elettorali.»;
in questo scenario si evidenzia che la categoria degli impiegati a contratto della rete estera del MAECI, di cui all'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 18 del 1967 e che detiene una configurazione normativa e contrattuale sui generis, rappresenta il dorso funzionale nell'Amministrazione all'estero, l'interlocutore operativo e privilegiato delle nostre rappresentanze in loco, ma che è stato destinatario negli anni di una contrazione della dignità, di quella salvaguardia della personalità fisica e morale del dipendente, intesa come sommo dovere del datore di lavoro ai sensi del statuto dei lavoratori. Una dignità compromessa sotto il profilo contrattuale, economico, sindacale e legislativo, sempre posta a latere della disciplina ordinaria e sempre distante dalle garanzie e dai diritti in essa sanciti per le altre categorie di lavoratori;
si evidenzia a riguardo che sebbene, ai sensi dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica 18 del 1967 vengano considerati parte integrante del personale dell'Amministrazione degli affari esteri, nei fatti risultano una fattispecie sui generis contraddistinta da una disciplina priva di organicità, non capace di adeguarsi alle variabili che contraddistinguono la categoria ed il mercato locale e priva di certezze applicative che attuano un palese nocumento ai lavoratori: infatti la frammentazione, ed i dubbi interpretativi hanno alimentato una vacatio legis entro la quale si inserisce anche una discrezionalità operativa da parte dei Capi Missione che in taluni casi è sfociata in atti unilaterali, che potrebbero recare non poche criticità anche sul fronte delle relazioni bilaterali con i Paesi ospitanti;
l'urgenza di procedere verso un potenziamento della presenza italiana all'estero, valorizzando le nostre sedi ed incrementando il contingente ivi operativo rappresenta un trend che può essere premessa per una stagione nuova non solo in una fase emergenziale da Covid-19 come quella in atto ma anche dopo l'impasse amministrativo-assunzionale che ha condizionato l'amministrazione nell'ultimo decennio: al fine di sottolineare lo stato di emergenza che la nostra rete sta vivendo basti evidenziare che le liste di trasferimento ordinarie messe a bando per gli anni 2017 e 2018, in totale hanno messo in pubblicità ben 1341 posti, di cui sono stati assegnati soltanto 647 pari al 48 per cento del totale del fabbisogno della nostra rete. Dalle sedi estere i malumori si moltiplicano, ed il ritardo che l'Amministrazione sta maturando, non fa che amplificare le criticità del sistema operativo delle nostre sedi estere, gettando le basi per quella che potrebbe essere a breve una mobilitazione generale;
in questo scenario l'ipotesi dell'incremento del personale MAECI nelle sedi estere attraverso il coinvolgimento, con percorsi concorsuali ad hoc che ricalchino la ratio della legge 442 del 2001, del personale a contratto già operante nelle nostre strutture oltre confine, potrebbe garantire una professionalità già formata e competente sul territorio di rappresentanza, senza ulteriori oneri di formazione linguistica e professionale, andando a colmare la conclamata vacanza di organico delle AAFF del MAECI, garantendo contestualmente la tutela dei diritti contrattuali degli stessi lavoratori a contratto altrimenti vincolati a rigidità normative e contrattuali che ne continuano a svilire professionalità ed operatività;
non si può trascurare come contribuiscano a criticizzare lo scenario entro cui si collocano gli impiegati di cui in premessa, anche gli effetti dell'entrata in vigore dal 1 maggio 2020 del Regolamento (CE) n. 883 del 2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, in ragione della mancanza di una univoca interpretazione dello status degli impiegati medesimi alla luce delle disposizioni previste dallo stesso Regolamento;
infatti si evidenzia come l'entrata in vigore del Regolamento (CE) n. 883 del 2004 si sta configurando come una reformatio in pejus per la categoria degli impiegati a contratto della rete estera del MAECI di cui all'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, in ragione del coatto passaggio dal sistema previdenziale retributivo italiano, per il quale gli impiegati a contratto avevano optato, a quello del Paese di residenza: sotto il profilo della rimodulazione della spettanza pensionistica questa è decurtata in media di 700 euro mensili e sotto il profilo dell'ammontare retributivo in ragione dell'onere dei contributi previdenziali locali maggiori rispetto a quelli versati all'INPS che comportano una contrazione dello stipendio mensile tra i 380 e i 580 euro;
l'articolo 16 del regolamento citato, ha previsto la possibilità in capo a due o più Stati membri, di prevedere di comune accordo, nell'interesse di una categoria, delle specifiche deroghe, che al momento sono state raggiunte per buona parte dei Paesi rientranti negli ambiti applicativi del regolamento medesimo: soltanto in Belgio, Olanda e Danimarca non si è giunti ad un accordo tanto da legittimare la sussistenza di un paradosso in capo a circa 30 impiegati a contratto di nazionalità italiana, operanti nei citati Paesi, che sebbene si ritrovino a pochi anni dall'acquisizione dei requisiti per accedere alla pensione, sono collocati in una sorta di «limbo previdenziale» in ragione del coatto transito al sistema locale, che ne stravolge irrimediabilmente i diritti acquisiti legittimando l'emergere di una nuova categoria di «esodati» della pubblica amministrazione, nel silenzio e nell'inerzia di quest'ultima. L'assenza di deroghe per 30 impiegati legittima una sperequazione di trattamento che viola il principio di parità di condizioni in termini assicurativi-contributivi a tutti i dipendenti: siffatto scenario potrebbe essere oggetto di ricorso in sede amministrativa esponendo l'amministrazione ad oneri significativi sul medio periodo;
pertanto in un momento tanto complesso per l'Italia, nel quale la priorità è individuare gli strumenti, finanziari e di risorse umane, che meglio sappiano ottimizzare le potenzialità e superare le criticità finora preminenti, appare inderogabile un perfezionamento degli strumenti normativi ed amministrativi a sostegno della categoria degli impiegati in premessa da parte del MAECI,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di prevedere un incremento del personale di cui all'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 al fine di garantire il sostegno all'esportazione e all'internazionalizzazione delle imprese nonché il rilancio dell'economia;
a valutare l'opportunità di prevedere, con percorsi concorsuali ad hoc che ricalchino la ratio della legge 442 del 2001, l'immissione nei ruoli, in aggiunta a quanto già previsto dal piano assunzionale del MAECI e con conseguente aumento della relativa pianta organica del personale a contratto già operante nelle nostre strutture oltre confine al fine di consentirne l'inserimento nelle rappresentanze oltre confine dove attualmente si registrano vacanze di organico in ragione delle mancate richieste di trasferimento nella prospettiva di ottimizzare le competenze delle risorse esistenti e di valorizzarne il ruolo determinante nella strategia di sostegno economico del Paese.
9/2500-AR/350. (Testo modificato nel corso della seduta) .

Comunicati - Rassegna stampa

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Per sapere - premesso che:

il Regolamento (CE) N. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale ha novellato la disciplina previgente a livello europeo prediligendo il principio della lex loci laboris ai sensi del quale, in ragione dell’articolo 11, il cittadino che esercita un’attività subordinata in uno Stato membro è soggetto alla legislazione in materia di sicurezza sociale di tale Stato, abrogando in tal modo il diritto di opzione per il sistema di sicurezza sociale precedentemente previsto;

la nuova disposizione con il suo strascico di oneri e vincoli in capo ai lavoratori decorre dal 1° maggio 2020, e si configura come una evidente riforma peggiorativa segnatamente per la categoria degli impiegati della rete estera del MAECI di cui all’articolo 152 del dpr 18 del 1967, in ragione dell’obbligo di transito dal sistema previdenziale retributivo italiano, originariamente optato in ragione della previgente norma, a quello del Paese di residenza;

l’attuazione del suindicato articolo 11, comporterà inevitabilmente una contrazione delle retribuzioni a causa del gravame dei contributi previdenziali locali che sono maggiori rispetto a quelli versati finora in Italia all’INPS, tale da identificarsi in una riduzione che può arrivare anche a 600 euro mensili, a ciò si aggiunge la conseguente riduzione dell’ammontare pensionistico pari ad una quota media di 700 euro mensili;

il transito verso il sistema di sicurezza sociale locale creerebbe notevoli disagi ai lavoratori a parità di oneri in capo agli stessi, rispetto a quanto previsto dal sistema italiano finora vigente e per il quale il personale aveva originariamente optato;

l’articolo 16 del regolamento in premessa prevede la possibilità in capo a due o più Stati membri, di definire, delle specifiche deroghe, nell’interesse di una determinata categoria ma al momento risulta che tale procedura non sia stata attuata per tutti i Paesi in cui sono operativi impiegati a contratto, pertanto non risulterebbe essere stata delineata una univoca e comune formula di tutela del personale;

nello specifico al momento risulterebbero in corso ancora trattative con i 5 stati membri dove maggiore è il numero di impiegati a contratto, per un totale di circa 100 lavoratori;

la deroga, qualora attuata ai sensi del citato articolo 16, prevede un duplice livello, quello politico che afferisce al versante diplomatico-bilaterale dell’accordo e quello tecnico attraverso la sottoposizione mediante l’INPS, della copertura previdenziale dei lavoratori agli enti assicuratori locali;

la mancanza di tutele in alcuni Paesi legittima una sperequazione di trattamento che viola il principio della parità di condizioni in termini assicurativi-contributivi a tutti i dipendenti: ciò potrebbe essere oggetto di ricorso in sede amministrativa esponendo l’amministrazione ad oneri significativi sul medio e lungo periodo;

si ritiene opportuno evidenziare che ai sensi dell’articolo 11 comma 3 lettera b) del regolamento un pubblico dipendente è soggetto alla legislazione dello Stato dell’amministrazione da cui egli dipende pertanto il lavoratore a contratto, caratterizzato da una specificità contrattuale che lo qualifica comunque come dipendente statale presso il MAECI, rientrerebbe per inevitabile analogia nella categoria destinataria di deroga diretta.

Se non ritenga opportuno, nella prospettiva di tutelare i lavoratori di cui in premessa, riconoscere agli stessi la deroga diretta di cui all’articolo 11 comma 3 lettera b del Regolamento (CE) N. 883/2004, attraverso il relativo rilascio del modello A1, certificato di distacco del lavoratore in paesi Ue, anche al fine di garantirne la prosecuzione del rapporto previdenziale con l’INPS in assenza di penalizzazioni retributive e pensionistiche, anche nella prospettiva di esorcizzare ricorsi in sede amministrativa sul medio e lungo periodo.

Firme:

POLVERINI

FITZGERALD NISSOLI

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