Intervento in aula dell’on. Franco Narducci

 NarducciSignor Presidente, onorevoli colleghi,

il Parlamento è chiamato a convertire in legge il cosiddetto Decreto Milleproroghe ed interviene per assicurare il funzionamento di alcuni dispositivi che, se pur necessari, hanno validità temporanea. Dopo l’approvazione della legge “Salva Italia” a me pare che in questa sessione vi sia uno stile nuovo, non da assalto alla diligenza come avveniva negli anni passati, ma che si affrontino questioni importantissime sotto il profilo dell’equità e della giustizia sociale.

Signor Presidente, io, da eletto all’estero, intervengo per porre all’attenzione del Governo e dell’Aula le ragioni dei cittadini italiani residenti all’estero che spesso non vedono riconosciuti, di fatto, i loro diritti come appare spesso evidente sul piano fiscale.

Dopo i pesantissimi tagli effettuati dal precedente Governo in questi ultimi anni su tutto ciò che riguarda gli italiani all’estero, contavamo di trovare qualche attenzione almeno nel decreto milleproroghe, anche se devo dire che nel lavoro svolto in Commissione qualche  segnale positivo si è registrato. Ma il risultato complessivo non è sufficiente soprattutto per quanto riguarda le detrazioni per carichi familiari relativamente al personale operante all’estero ma assoggettato al fisco italiano. Personale operante in particolare nella nostra rete diplomatico-consolare e negli Istituti italiani di cultura, ma non solo.

Per quanto concerne i lavoratori frontalieri, attraverso un confronto non semplice con il Governo, si è giunti a garantire una proroga della franchigia anche se inferiore a quella già accordata in precedenza, portandola dagli attuali 8000 euro a 6700. Credo che la proroga di questa franchigia sia un gesto importante per una categoria di lavoratori che rappresenta una grande ricchezza per il nostro Paese anche in termini di acquisizione di know how e che non è stata  presa ancora debitamente a cuore. 

Lavoratori che vivono spesso in una situazione di disagio se teniamo conto che si trovano tra due realtà differenti di vita e di regolazione del mercato del lavoro vigenti tra due Paesi confinanti, oltre a vivere i problemi tipici del pendolarismo con servizi spesso inadeguati. 

Tuttavia credo che il gesto di riconoscenza nei confronti di queste persone che alleggeriscono la pressione sul mercato del lavoro del nostro Paese guadagnandosi lo stipendio oltre confine e portano risorse economiche in famiglia, soprattutto in questo periodo di crisi, sia un atto dovuto e meriti grande considerazione da parte delle nostre istituzioni. Per inciso voglio ricordare che soprattutto sul versante italo-svizzero, che rappresenta il bacino numericamente più consistente, vi sono ancora molti problemi irrisolti che il Governo non può ignorare. Voglio cogliere anche questa opportunità per ricordare al Governo che il negoziato tra Italia e Svizzera non riguarda unicamente il dossier della euroritenuta fiscale sui capitali stranieri giacenti nella Confederazione. Vi è da discutere e da rinnovare l’accordo sulla doppia imposizione fiscale, dopo che oltre quaranta fiscale lo hanno fatto visto che la Svizzera ha recepito le norme OCSE e in questo accordo vi sono tutte le questioni che riguardano che riguardano i nostri frontalieri, ivi incluse la retrocessione della ritenuta fiscale ai Comuni di frontiera. Vi è sicuramente da regolare la tassazione sui capitali scudati, perchè i frontalieri ora si trovano a esser paragonati agli stessi che avevano evaso portando i loro capitali in Svizzera e in base alle norme approvate, quindi, si corre il rischio, tutto da chiarire, se devono pagare una tassa supplementare su capitali che non erano da evasione ma erano il frutto di casse pensioni. 

Come io voglio chiedere al Governo che provveda ad eliminare al più presto la Svizzera dalla black list, non per fare un favore alla Svizzera, bensì alle nostre imprese, visto che migliaia quelle che non riescono ad esportare lavoro italiano in Svizzera proprio per questa questione della black list. Siamo rimasti gli unici e io mi chiedo cosa osta a fare questo passo.

Ora per queste ragioni chiedo ai colleghi di approvare senza indugio, dopo il parere favorevole delle commissioni parlamentari e del Governo, la nuova formulazione dell’emendamento teso ad assicurare la proroga della franchigia per i lavoratori frontalieri. 

Per quanto concerne le detrazioni fiscali per carichi di famiglia dei cittadini italiani residenti all’estero, assoggettati al fisco italiano, devo chiedere un supplemento di attenzione poiché essi, per quanto concerne l’imposta IRPEF in Italia, sono discriminati rispetto ai cittadini italiani residenti in Italia, poiché si registra l’esistenza di un limite temporale per le detrazioni e non sono garantite le detrazioni automaticamente come avviene per i cittadini residenti in Italia come ha ben ricordato il collega Marco Fedi precedentemente.   

Ora noi auspichiamo la proroga dei provvedimenti degli anni precedenti, ma dovrebbe essere norma generale il fatto che detti cittadini possano usufruire ordinariamente della detrazione per carichi familiari. Ci troviamo di fronte ad una grave ingiustizia e se veramente vogliamo improntare l’azione del Governo ad equità e giustizia, è necessario che si sani questa ferita, che non fa onore ad un Paese come l’Italia, e soprattutto viola, a mio parere, la Costituzione; e che, in attesa di un adeguato provvedimento legislativo, si approvi l’emendamento che chiede di accordare la detrazione per carichi familiari anche ai lavoratori italiani che producono reddito IRPEF assoggettabile in Italia. 

Gli italiani all’estero, Signor Presidente, guardano con fiducia ad una Italia che cerca di superare la crisi e di innovare, il proprio funzionamento e regolamentazione. Italiani che sono l’espressione più viva del nostro made in Italy, che abbiamo necessità di promuovere nel mondo, ma chiedono anche un minimo di attenzione, quella necessaria affinché possano essere assicurati i legami con la madrepatria, in spirito di diritto e di giustizia. Grazie. (Roma, 23.01.2012)

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