“Gli Istituti di cultura dovrebbero essere, soprattutto ora che si punta ad una promozione integrata del Sistema Italia nel mondo, i terminali di un’articolata e incisiva proposta culturale del nostro Paese in ambito globale. Il crescente carico di attività amministrative di vario genere, invece, spesso li rende asfittici perché soffocati da una serie di incombenze di natura amministrativa, fiscale e interpretativa delle normative locali che ne limitano l’incisività e il dinamismo.
 
Per richiamare l’attenzione su questo insostenibile stato di cose, ho presentato un’interrogazione al Ministro degli esteri facendo anche specifiche proposte, come affidare ad un fiscalista italiano locale i compiti fiscali, eliminare il codice identificativo di gara (CIG), innalzare a 1.000 euro per gli IIC la soglia applicativa di “0” euro, fare per il personale corsi di formazione frontali e non a distanza, come ora, incrementare il numero delle assunzioni locali.
 
Alla mia interrogazione ha risposto in modo altrettanto articolato il Vice Ministro Mario Giro sottolineando, in particolare, i vincoli che all’azione del MAECI derivano dalle normative in vigore. Per la complessità della materia, allego il testo dell’interrogazione e della risposta per chi voglia avere un’idea precisa delle questioni, dalle quali dipende l’efficienza di questi importanti veicoli di iniziativa culturale.
 
A commento delle considerazioni avanzate dal Vice Ministro Giro posso dire che il Governo e lo stesso Parlamento non dovrebbero trascurare l’impegno di rendere più elastiche per gli IIC alcune normative che, se applicate alla lettera, potrebbero diventare paralizzanti, come in molti casi già avviene. Vorrei cogliere, inoltre, il valore di alcuni spiragli, come quelli che potrebbero aprirsi per lo svolgimento dei corsi di formazione decentrati quanto meno nelle realtà dove i costi potrebbero essere più contenuti e per un’accresciuta dotazione di personale in un prossimo futuro, sia inviato dall’amministrazione centrale che assunto in loco.
 
Insomma, il senso più vero di questa mia iniziativa parlamentare è quello di richiedere che non ci si limiti ad un’applicazione schematica e formalistica delle normative, ma si compia uno sforzo per rendere più agile e più incisiva l’azione di questi importanti organismi”.
 
On. Marco Fedi  
 
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