ti conviene il nuovo accordo pensioniVERBALE SULLE PENSIONI

 

Si trasmette un’analisi tecnica e sindacale sul verbale sottoscritto tra il Ministro del Lavoro e le Confederazioni CGIL, CISL e UIL relativo a quanto in oggetto.

Questa Federazione, in uno spirito di coinvolgimento delle proprie strutture, dei propri iscritti e simpatizzanti, invita i responsabili sindacali a portare a conoscenza tale documento ai lavoratori e invitare gli stessi ad esprimersi con una firma a favore o contro tale verbale, utilizzando anche lo strumento dei banchetti.

Riteniamo importante il coinvolgimento dei lavoratori perché trattasi di materia fondamentale per ciascuno di noi.

Le firme raccolte dovranno essere inviate via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 15 novembre 2016.

Le stesse verranno trasmesse al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti al fine di far sentire la voce dei lavoratori pubblici proveniente direttamente dai posti di lavoro e non dalle Segreterie Generali delle Confederazioni sottoscrittrici del verbale.

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

Battaglia: “Renzi intervenga sul bonus 80 euro, altrimenti contratti PA vanificati. Oltre 1,5 milioni di lavoratori lo perderebbero”

In questi anni di stasi degli incrementi economici per i dipendenti pubblici è stato introdotto, per tutto il mondo del lavoro dipendente, il cosiddetto “bonus fiscale di 80 euro”; un credito fiscale massimo di 960 euro annui erogato nella sua interezza per i percettori di redditi fino a 24.000 euro e in quota parte per redditi superiori a tale soglia e fino a 26.000 euro.

«Indubbiamente una boccata di ossigeno per i tanti che si trovano in questa situazione reddituale; nello stesso tempo però, come abbiamo più volte avuto modo di dire, rischia di diventare diabolico al momento in cui il reddito cresce vanificando, ad esempio, gli effetti di un rinnovo contrattuale» spiega Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.

«L’effetto diabolico di cui dicevamo è che a fronte di un incremento nominale, a seguito di un rinnovo contrattuale, il reddito reale non cresce di pari valore poiché si riduce, fino ad annullarsi, l’ammontare del bonus fiscale percepito.

Come da noi sollecitato, e ovviamente non solo per i dipendenti pubblici, sarebbe necessario un intervento che modifichi in qualche modo il “modello bonus”, per esempio, intervenendo sugli scaglioni di reddito utili al bonus» propone il Segretario.

«Partendo da una ipotesi di rinnovi contrattuali basata sull’inflazione programmata, indice IPCA, che a regime per il triennio 2016-2018 sarebbe del 3,9%, abbiamo analizzato alcuni dati del Conto annuale 2014 della RGS rilevando, in base alle retribuzioni medie per Settore e per collocazione professionale, quindi la platea attuale e futura del bonus fiscale e in quale entità di quest’ultimo» chiarisce Battaglia.

«Analizzando i dati delle retribuzioni mediedei principali settori (Ministeri, Agenzie fiscali e Enti pubblici non economici) del nuovo Comparto delle Funzioni Centrali si riscontra che i fruitori del bonus fiscale di 80 euro (per intero o quota parte) sarebbero, con diversi impatti sui singoli settori, circa 102.211 su una platea di 240.918, pari al 42,4%».

Esempio: Comparto Funzioni centrali

Anno 2014 (Personale stabile NON dirigente)

       
 

Ministeri

Ag Fiscali

Epne

Totale complessivo

Totale

147.535

50.997

42.386

240.918

Interessati al Bonus di 80 euro (*)

96.733

2.217

3.261

102.211

 

65,6%

4,3%

7,7%

42,4%

(*) bonus per intero o quota parte

«Nell’ipotesi di una variazione media reddituale del 3,9%, i beneficiari del bonus fiscale da 102.211 scenderebbe a 82.437, pari al 34,2% della platea totale, quindi circa 20.000 lavoratori perderebbero tale beneficio» mette in guardia Battaglia, che prosegue «a questo c’è da aggiungere che nell’ambito degli 82.347 beneficiari circa 35.000 riscontrerebbero una riduzione del bonus che oscilla tra 350 e 460 euro annui»

 

Ministeri

Ag Fiscali

Epne

Totale

complessivo

Totale

147.535

50.997

42.386

240.918

Interessati al Bonus di 80 euro (*)96.733

 

2.217

3.261

102.211

 

65,6%

4,3%

7,7%

42,4%

Soggetti esclusi

dal Bonusa seguito incremento

           15.810

             1.892

             2.072

                 19.774

Interessati

al Bonus di 80 euro (**)

           80.923

               325

             1.189

                 82.437

 

54,9%

0,6%

2,8%

34,2%

 (*) bonus per intero o quota parte; (**) bonus per intero o quota parte dopo rinnovo CCNL

Di seguito una tabella comparativa fra redditi attuali e redditi futuri e effetti sul Bonus fiscale:

Reddito lordo (2014)

Reddito netto Oneri Prev.

Bonus attuale

Nuovo Reddito lordo

Nuovo Reddito netto Oneri Prev.

Nuovo Bonus

Perdita annuale Bonus

Unità di personale

Ministeri

             

28.408

25.240

364,00

29.515

26.224

           -  

   364,00

       15.810

26.802

23.813

960,00

27.846

24.741

     603,65

   356,35

       34.492

24.895

22.119

960,00

25.866

22.982

     960,00

         -    

 

Ag. Fiscali

         

         -    

 

28.748

25.542

219,55

29.869

26.538

           -  

   219,55

         1.892

26.786

23.799

960,00

27.831

24.727

     610,75

   349,25

             201

24.527

21.792

960,00

25.483

22.642

     960,00

         -    

 

Epne

         

         -    

 

28.543

25.919

38,40

29.656

26.930

           -  

     38,40

         1.804

27.852

25.292

338,55

28.938

26.278

           -  

   338,55

             268

26.830

24.364

785,09

27.875

25.314

     328,99

   456,10

         1.174

27.022

24.538

701,38

28.075

25.495

     242,02

   459,36

             375

«Dati alla mano, riteniamo imprescindibile trovare una soluzione per evitare che proprio i redditi più bisognosi di sostegno siano quelli che si vedono sterilizzare gli effetti del rinnovo contrattuale, perdendo integralmente o parzialmente il bonus. È una questione primaria per noi dell’UNSA a cui il Governo deve dare immediate risposte sul piano legislativo» afferma Battaglia «e da cui dipende l’effettività della trattativa per il rinnovo del contratto»

 

Ci pervengono da molti colleghi richieste di notizie in merito alla discussione in corso sulla possibilità di anticipare l’accesso alla pensione.

 

Ad oggi, come è noto, non c’è ancora niente di definito; si lavora su ipotesi e fra queste, a differenza delle prime indiscrezioni del mese di giugno, ci sarebbe la novità dell’applicabilità dell’APE (anticipo pensionistico) anche ai dipendenti pubblici.

 

I dubbi sorti già ai primi annunci sull’APE rimangono tali nonostante alcune puntualizzazioni del Governo;quello che non ci convince è perché mai un lavoratore, dopo aver versato contributi per quaranta anni, debba sobbarcarsi un prestito e i relativi costi che nei successivi venti anni riduce la sua pensione per importi che arrivano al 25%.

 

I sostenitori di tale strumento dichiarano che trattandosi di una scelta volontaria questo rappresenta una opportunità, di contro ricordiamo che questa “opportunità” fa il paio con la famosa “opzione donna” che si può dire sia miseramente fallita visto l’alto costo, in termine di riduzione dell’assegno pensionistico, richiesto alle donne.

 

Oltre i nostri dubbi aggravati anche dal fatto che in tutto questo meccanismo entrino gli istituti di credito, riteniamo comunque utile fornire alcuni chiarimenti ed esempi di calcolo che allo stato dell’arte è possibile ipotizzare:

 

  1. Destinatari dell’APE sarebbero i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici;
  2. Si prevede una applicazione, in via sperimentale, per un arco temporale limitato agli anni 2017, 2018 e, forse, 2019:
    1. Nel 2017 per i nati dal 1951 al 1953
    2. Nel 2018 per i nati fino al 1954
    3. Nel 2019 per i nati fino al 1955
  3. I soggetti interessati sarebbero i lavoratori/le lavoratrici in attesa di maturare la pensione di vecchiaia, oggi prevista al raggiungimento del requisito di età anagrafica:
    1. Se Uomini di 66 anni e 7 mesi
    2. Se Donne di 65 anni e 7 mesi
  4. L’Anticipo pensionistico consentirebbe di uscire dal lavoro con un massimo di 3 anni di anticipo rispetto ai 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne, pertanto l’età minima per accedere all’APE sarebbe la seguente:
    1. Uomini = 63 anni e 7 mesi
    2. Donne = 62 anni e 7 mesi
  5. Il lavoratore/la lavoratrice che esce in anticipo, per il periodo di anticipo e fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne), fruisce di un prestito pari al valore della pensione annuale maturata alla data di uscita
  6. Il lavoratore/la lavoratrice dalla data del compimento dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne) viene posto in pensione e inizia con la prima rata di pensione a restituire il prestito con decurtazione della pensione
  7. Il periodo di ammortamento per la restituzione del prestito è di 20 anni (13 rate annuali x 20 anni = 260 rate)
  8. Sul prestito gravano degli interessi il cui tasso non è ancora definito (nei nostri esempi utilizzeremo un tasso del 2% che ha valore puramente indicativo).

 

A differenza di quanto si diceva nel mese di giugno, non ci dovrebbe essere nessun rapporto diretto lavoratore/banca poiché dell’intermediazione se ne occuperebbe l’INPS sia nella fase di erogazione dell’APE che nella fase di recupero del prestito.

 

Nelle tabelle presenti nella nota allegata illustriamo alcuni esempi dell’ammontare della rata mensile del prestito su diversi importi pensionistici e per una diversa durata dell’APE.

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

«Rinnovo dei contratti: molti ne parlano ma pochi ne conoscono le cifre reali» dichiara Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.
«Dal ‘Documento di Economia e Finanza 2016, sezione analisi e tendenze della finanza pubblica’ emerge che per il triennio 2016-2018 ci si attende un indice IPCA pari al 3,9%, con i...ncrementi in busta paga che potrebbero variare dagli 80 ai 100 euro cadauno.
Ciò significa che il Governo dovrebbe stanziare una cifra pari 6,2 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutta la pubblica amministrazione.
Nel mese di agosto abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni che parlavano di richieste di aumenti pari a 150-170 euro pro capite, con un impatto di più di 11 miliardi di euro sul triennio.
Al momento il governo tace e ribadisce che ci sono sul piatto 300 milioni già stanziati nella precedente finanziaria».

«Si apre pertanto» annuncia Battaglia «un autunno caldissimo sul piano delle relazioni sindacali e delle rivendicazioni dei lavoratori, le cui buste paga hanno perso circa il 10% del potere di acquisto rispetto ai valori pre-blocco, con conseguente spostamento di un’intera categoria verso la soglia di povertà, con famiglie in difficoltà quotidiana» 

«Il Governo dovrà dare risposte ineludibili a milioni di lavoratori» afferma il Segretario Generale «vessati da oltre 7 anni con trattamenti economici, giuridici e mediatici, per ridare dignità al lavoro pubblico, ripartendo da una sentenza della Corte Costituzionale giunta grazie all’iniziativa giudiziaria di questa Federazione, che condanna politicamente e culturalmente diversi governi di questo paese per aver negato ai lavoratori pubblici il diritto a negoziare la propria condizione lavorativa».

«In questo balletto delle cifre sui rinnovi contrattuali, dove l’aspetto economico è fondamentale ma non esaurisce la discussione» conclude Battaglia «la Confsal-UNSA è pronta a partecipare con idee e proposte concrete, che presenteremo ai tavoli con la Ministra Madia. Perché abbiamo coscienza che il nostro mandato di rappresentanza è quello di lottare per riportare il lavoratore pubblico al centro di ogni riforma del pubblico impiego».

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