Ci pervengono da molti colleghi richieste di notizie in merito alla discussione in corso sulla possibilità di anticipare l’accesso alla pensione.

 

Ad oggi, come è noto, non c’è ancora niente di definito; si lavora su ipotesi e fra queste, a differenza delle prime indiscrezioni del mese di giugno, ci sarebbe la novità dell’applicabilità dell’APE (anticipo pensionistico) anche ai dipendenti pubblici.

 

I dubbi sorti già ai primi annunci sull’APE rimangono tali nonostante alcune puntualizzazioni del Governo;quello che non ci convince è perché mai un lavoratore, dopo aver versato contributi per quaranta anni, debba sobbarcarsi un prestito e i relativi costi che nei successivi venti anni riduce la sua pensione per importi che arrivano al 25%.

 

I sostenitori di tale strumento dichiarano che trattandosi di una scelta volontaria questo rappresenta una opportunità, di contro ricordiamo che questa “opportunità” fa il paio con la famosa “opzione donna” che si può dire sia miseramente fallita visto l’alto costo, in termine di riduzione dell’assegno pensionistico, richiesto alle donne.

 

Oltre i nostri dubbi aggravati anche dal fatto che in tutto questo meccanismo entrino gli istituti di credito, riteniamo comunque utile fornire alcuni chiarimenti ed esempi di calcolo che allo stato dell’arte è possibile ipotizzare:

 

  1. Destinatari dell’APE sarebbero i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici;
  2. Si prevede una applicazione, in via sperimentale, per un arco temporale limitato agli anni 2017, 2018 e, forse, 2019:
    1. Nel 2017 per i nati dal 1951 al 1953
    2. Nel 2018 per i nati fino al 1954
    3. Nel 2019 per i nati fino al 1955
  3. I soggetti interessati sarebbero i lavoratori/le lavoratrici in attesa di maturare la pensione di vecchiaia, oggi prevista al raggiungimento del requisito di età anagrafica:
    1. Se Uomini di 66 anni e 7 mesi
    2. Se Donne di 65 anni e 7 mesi
  4. L’Anticipo pensionistico consentirebbe di uscire dal lavoro con un massimo di 3 anni di anticipo rispetto ai 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne, pertanto l’età minima per accedere all’APE sarebbe la seguente:
    1. Uomini = 63 anni e 7 mesi
    2. Donne = 62 anni e 7 mesi
  5. Il lavoratore/la lavoratrice che esce in anticipo, per il periodo di anticipo e fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne), fruisce di un prestito pari al valore della pensione annuale maturata alla data di uscita
  6. Il lavoratore/la lavoratrice dalla data del compimento dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne) viene posto in pensione e inizia con la prima rata di pensione a restituire il prestito con decurtazione della pensione
  7. Il periodo di ammortamento per la restituzione del prestito è di 20 anni (13 rate annuali x 20 anni = 260 rate)
  8. Sul prestito gravano degli interessi il cui tasso non è ancora definito (nei nostri esempi utilizzeremo un tasso del 2% che ha valore puramente indicativo).

 

A differenza di quanto si diceva nel mese di giugno, non ci dovrebbe essere nessun rapporto diretto lavoratore/banca poiché dell’intermediazione se ne occuperebbe l’INPS sia nella fase di erogazione dell’APE che nella fase di recupero del prestito.

 

Nelle tabelle presenti nella nota allegata illustriamo alcuni esempi dell’ammontare della rata mensile del prestito su diversi importi pensionistici e per una diversa durata dell’APE.

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

«Rinnovo dei contratti: molti ne parlano ma pochi ne conoscono le cifre reali» dichiara Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.
«Dal ‘Documento di Economia e Finanza 2016, sezione analisi e tendenze della finanza pubblica’ emerge che per il triennio 2016-2018 ci si attende un indice IPCA pari al 3,9%, con i...ncrementi in busta paga che potrebbero variare dagli 80 ai 100 euro cadauno.
Ciò significa che il Governo dovrebbe stanziare una cifra pari 6,2 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutta la pubblica amministrazione.
Nel mese di agosto abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni che parlavano di richieste di aumenti pari a 150-170 euro pro capite, con un impatto di più di 11 miliardi di euro sul triennio.
Al momento il governo tace e ribadisce che ci sono sul piatto 300 milioni già stanziati nella precedente finanziaria».

«Si apre pertanto» annuncia Battaglia «un autunno caldissimo sul piano delle relazioni sindacali e delle rivendicazioni dei lavoratori, le cui buste paga hanno perso circa il 10% del potere di acquisto rispetto ai valori pre-blocco, con conseguente spostamento di un’intera categoria verso la soglia di povertà, con famiglie in difficoltà quotidiana» 

«Il Governo dovrà dare risposte ineludibili a milioni di lavoratori» afferma il Segretario Generale «vessati da oltre 7 anni con trattamenti economici, giuridici e mediatici, per ridare dignità al lavoro pubblico, ripartendo da una sentenza della Corte Costituzionale giunta grazie all’iniziativa giudiziaria di questa Federazione, che condanna politicamente e culturalmente diversi governi di questo paese per aver negato ai lavoratori pubblici il diritto a negoziare la propria condizione lavorativa».

«In questo balletto delle cifre sui rinnovi contrattuali, dove l’aspetto economico è fondamentale ma non esaurisce la discussione» conclude Battaglia «la Confsal-UNSA è pronta a partecipare con idee e proposte concrete, che presenteremo ai tavoli con la Ministra Madia. Perché abbiamo coscienza che il nostro mandato di rappresentanza è quello di lottare per riportare il lavoratore pubblico al centro di ogni riforma del pubblico impiego».

CONTRATTO

RIPARTE LA TRATTATIVA. CI MERITAVAMO UN

GRAZIE

Ieri si è svolto l’atteso incontro tra la Ministra Madia e le Confederazioni sindacali avente ad oggetto questioni relative al pubblico impiego.

La Ministra ha parlato di molti temi, che spaziano dai problemi di organici, alla valorizzazione del merito, ai licenziamenti, al Testo Unico sul pubblico impiego, al turn over, ma soprattutto ha parlato di rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, scaduti dal 31 dicembre 2009.

E’ un atto dovuto per il governo, che si vede costretto a riaprire la trattativa per i rinnovi contrattuali non per scelta politica ma per obbligo giuridico, essendo nella necessità di ottemperare alla sentenza n. 178/15 della Corte Costituzionale.

Una sentenza che, occorre ricordarlo, è arrivata grazie al ricorso dell’UNSA che così ha bloccato per via giudiziaria la scelta della classe politica di prolungare il blocco contrattuale almeno fino al 2020.

Ci meritavamo un Grazie… almeno un Grazie…perché se riparte il ragionamento e la trattativa sul pubblico impiego e sui contratti lo si deve all’UNSA. E chi si siede a quel tavolo dovrebbe, elegantemente, riconoscerlo, come si riconoscono i meriti anche a chi non sta troppo simpatico.

Con soddisfazione abbiamo ascoltato il percorso presentato dalla Ministra Madia.

Un percorso che prevede la disponibilità del Governo ad accogliere entro metà settembre le proposte sindacali non solo sul versante contrattuale ma anche rispetto a quei vincoli normativi e di legge che ad oggi ostacolano il raggiungimento dell’obiettivo comune di stilare un contratto soddisfacente per ambo le parti.

A tal fine la Ministra Madia ha dato mandato al Presidente dell’Aran, dott. Sergio Gasparrini, di convocare un tavolo tecnico entro la prima decade di settembre per individuare soluzioni pattizie ed interventi legislativi per tutta una serie di aspetti che a vari livelli ostacolano la trattativa contrattuale. I risultati di questo confronto saranno poi discussi con la Ministra Madia, la quale successivamente invierà all’Aran la direttiva per la riapertura dei contratti.

Sulla parte economica la Ministra si è impegnata a nome del Governo a trovare ulteriori risorse nella prossima legge di stabilità al fine di proporre un contratto degno di questo nome.

L’UNSA sarà presente e parteciperà alle riunioni e soprattutto vigilerà sulla traduzione in fatti delle parole usate dalla Ministra.

Per fare questo, per fare la nostra parte, quella parte che ci richiede il popolo dell’UNSA, lavoreremo sodo come sempre – quest’anno anche sotto l’ombrellone - per far sì che il nostro sindacalismo autonomo e indipendente si presenti al tavolo con proposte serie e realizzabili, capaci di incidere nei processi con qualità e competenza.

Cordialità e saluti.

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

L PROSSIMO FUTURO DELL'UNSA.

Cari Amici,

dopo il visto del MEF, nelle prossime settimane i nuovi comparti di contrattazione saranno definitivamente operativi: giovedì prossimo sarà la volta del Consiglio dei Ministri e successivamente della Corte dei Conti.

Si presume che prima della pausa estiva i nuovi 4 comparti saranno in vigore e si potrà parlare di contratti della PA senza ulteriori dilazioni o ritardi tanto cari a questo Governo.

L’UNSA sarà protagonista nel nuovo comparto funzioni centrali (ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali, enti ex art. 70) non solo con l’impegno di sempre ma anche con qualcosa in più, perché dovrà rappresentare oltre 200mila lavoratori che ogni giorno danno vita a tutte le amministrazioni centrali, e in poche parole, fanno funzionare lo Stato. È un concetto che troppo spesso la classe politica dimentica. Uccidere il lavoro pubblico significa uccidere lo Stato e la nostra comunità nazionale.

Rivolgo a tutti i nostri responsabili sindacali l’invito a farsi promotori di un nuovo dialogo con tutti questi enti che faranno parte a breve del nostro stesso comparto, al fine di rendere l’UNSA protagonista di questa nuova avventura con lo stesso slancio che ha da anni nel comparto ministeri.

Amici, devo ribadirlo, ho il dovere di ribadirlo,

la nostra Federazione è da oltre 60 anni presente nella PA e lo sarà sempre di più nel nuovo comparto, grazie alle nostre idee, e al coraggio delle nostre donne e dei nostri uomini che con il loro impegno hanno reso l’UNSA una grande famiglia e una grande Federazione. Di questo sono orgoglioso ed è un grande vanto per tutti noi, quello di essere parte di un sindacato unico nel suo genere nel panorama del sindacalismo italiano.

Certo, non potremo stare fermi e crogiolarci sugli allori. Ci saranno nuove elezioni RSU e misurazioni di rappresentatività dietro l’angolo, pertanto occorre lavorare sodo come sapete fare.

In questi mesi ho ascoltato tanta gente che vorrebbe entrare nella nostra casa comune. Una cosa è certa, chi vi entrerà lo farà con lo spirito giusto e lo farà sposando la nostra filosofia di sindacato che si distingue da tutti gli altri: partecipazione, passione, amicizia, valorizzazione dell’altro, condivisione delle competenze.

Altrimenti l’UNSA rimarrà così come è, essendo già pienamente rappresentativa anche nel nuovo comparto. Anche così come siamo manterremo sempre immutata la voglia di costruire un sindacato ancora più grande e sempre libero da condizionamenti politici, e sempre autonomo da amministrazioni e giochi di potere, dove libertà, democrazia e voglia di fare sono le giuste parole di cui ognuno di noi sa farsi portavoce.

In ogni caso sono consapevole che, per il bene dell’UNSA, il mio compito è quello di unire il più possibile ma sempre con la pregiudiziale di incontrare forze sindacali che siano autenticamente disponibili a lavorare nel rispetto dell’identità dell’UNSA che è quella poco sopra ricordata.

In caso di nuovi ingressi, comunque, sarà necessario e opportuno organizzare al meglio la nostra Federazione e su questo punto già vi preannuncio la necessità di realizzare una riunione organizzativa dei quadri al fine di preparare al meglio la sfida dei nuovi comparti, cogliendo anche l’occasione per aprire sindacalmente la stagione dei contratti nella PA.

Aggiungo, come soddisfazione non solo personale, ma di questo straordinario gruppo che è l’UNSA, che questa stagione contrattuale si deve a noi, al nostro sindacato, che con il ricorso sull’illegittimità del blocco contrattuale è arrivato alla Corte Costituzionale, la quale -che con la storica sentenza 178/15 di cui parlano ora tutti i sindacati- ha imposto al governo di riaprire i contratti del pubblico impiego che invece –stando alle fonti e ai documenti- dovevano essere bloccati fino almeno al 2020.

Questo è stato uno schiaffo a quei poteri forti, in primis il governo Renzi, che non ammettono voci contrarie e non concepiscono l’esigenza di realizzare il dialogo sociale; abbiamo obbligato questi poteri, come un Davide che vince contro un Golia, a riaprire i contratti, seppur ad oggi solo con uno stanziamento ridicolo, offensivo e pro forma di 5 euro di aumento.

Il nostro impegno sarà quello di stimolare una congrua individuazione di somme nella prossima legge di stabilità per arrivare ad un contratto degno per i dipendenti pubblici.

Sempre in prima linea. E’ ora di avanzare, uniti, insieme.

Un caloroso abbraccio.

Il Segretario Generale

Masismo Battaglia

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