"L’articolo 75-bis introdotto in occasione della prima lettura alla Camera del decreto sostegni bis, interviene in maniera puntuale e dettagliata sulle norme che regolano la sicurezza degli uffici e del personale all'estero, modificando alcune disposizioni del Dpr 18 del 1967 in materia di assistenza sanitaria al personale in servizio all'estero e ai familiari aventi diritto, escludendo esplicitamente gli impiegati a contratto che restano alla mercè degli eventi pandemici privi di garanzie e di riferimenti sanitari.

Ancora una volta si consuma una vergognosa discriminazione ai danni dei lavoratori più deboli a cui si chiede sempre di più senza che, in cambio, vengano riconosciuti i diritti inalienabili come quello alla salute”.

Lo dichiara Iris Lauriola, Segretario Nazionale della Confsal-Unsa Esteri. “L’emendamento è passato quasi in sordina, presentato da buona parte dei gruppi parlamentari con il verosimile benestare dell’Amministrazione – sottolinea Lauriola – nonostante le molteplici assicurazioni della Farnesina a voler affrontare una problematica che riguarda tutto il personale destinatario del DPR 618/1980,  a conferma del carattere evidentemente strategico che sottende un’operazione di tal natura volta a svilire con forza maggiore il lavoro di un contingente che, mai come in questo periodo, dimostra di essere fondamentale e prezioso per il funzionamento di sedi estere ormai quasi totalmente prive di personale di ruolo. ”.

“L’amministrazione che autorizza l’implementazione delle garanzie assicurative in Paesi dove non è erogata l’assistenza sanitaria in forma diretta è la stessa che nelle ultime settimana ha ridotto da un giorno all’altro le garanzie sanitarie in Paesi come gli USA – spiega Lauriola – ed è la stessa che ha legittimato la preminenza delle norme emanate dalle autorità sanitarie locali per quanto concerne la materia della sicurezza sanitaria e dell’accesso agli uffici per il personale dello stato italiano in piena pandemia, in ragione del noto articolo 263 comma 4 del DL 34/20  e, nel contempo, la stessa che legittima il permanere della zona d’ombra della disciplina in materia di sicurezza sanitaria del personale a contratto, proprio quello che è quotidianamente si occupa in prima linea del disbrigo di funzioni e servizi in sedi consolari deserte”. Lauriola conclude: “L’Amministrazione si contraddice, pecca di ondivaghismo e di assenza di piani di medio-lungo periodo, continuando a frazionare i diritti, legittimare evidenti e incomprensibili sperequazioni intra-amministrative, rifiutandosi di impegnarsi in misure di buon senso pienamente risolutive. Chiediamo a gran voce ed in tutte le sedi che il MAECI includa tutti i lavoratori, compreso il personale a contratto, tra i destinatari delle misure di cui al citato articolo 75-bis e che nel contempo riveda interamente la disciplina relativa alla sicurezza sanitaria degli lavoratori del MAECI all’estero anche attraverso la revisione dell’insostenibile articolo 263 comma 4 del DL 34/20”.

Roma, 20.7.2021 
CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI

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Categoria: Comunicati

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